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Per un nuovo patto associativo nel
Cocis
Contesto generale
La cooperazione internazionale ha
subìto nel corso degli oltre 50 anni di attività, profonde trasformazioni negli
obiettivi e nei modi di operare
Ma i cambiamenti più profondi sono avvenuti negli ultimi 13-14 anni: prima con la fine
della guerra fredda e l'imporsi del fenomeno della globalizzazione dei mercati e delle
finanze, recentemente con la nascita dei Forum sociali ai quali si deve la riproposizione
nell'agenda politica del tema della iniquità internazionale.
Nei primi anni 90
la Cooperazione ha rischiato, di ridursi alla attività umanitaria e di emergenza, rivolta all'assistenza delle situazioni più estreme di
miseria, per la convinzione diffusa che il
mercato globale avrebbe progressivamente risolto i problemi, oggi al contrario è tornata la consapevolezza che le dinamiche spontanee dei
mercati accentuano e non riducono la povertà e le differenze anche e soprattutto nei paesi nei quali lo
sviluppo economico si produce. Sono dunque considerati necessari interventi operanti con ottica diversa e
alternativa.
Per garantire lutilità
sociale e la durabilità di questi interventi occorre che le risorse
disponibili siano significative, tali da incidere nei processi in modo irreversibile, occorre che le azioni sviluppate e sostenute siano
coerenti a questa logica e gli attori siano veri attori sociali, e si coordinino fra loro
per raggiungere quei risultati.
Linsieme di tutti questi elementi hanno portato alla necessità di operare sempre di
più attraverso programmi di largo respiro, frutto essi stessi di vaste collaborazioni,
mettendo in evidenza i limiti di progetti spot e per certi versi della stessa idea di
operare solo attraverso progetti.
Uno degli elementi innovativi di questa nuova "politicizzazione" della
cooperazione è il moltiplicarsi dei soggetti che intendono svolgerla e mettono a
disposizione risorse. In particolare si è notevolmente accresciuta e qualificata la
presenza degli Enti Locali e delle Regioni, ma non mancano gli interventi promossi da
Università, Aziende Sanitarie, associazioni di categoria, imprese sociali ecc. Tutto
questo proliferare di soggetti deve essere però vagliato con attenzione tra partner del
nord e del sud e confrontato con le aspettative, le proposte, le aspirazioni e le
battaglie delle organizzazioni sociali ed i loro movimenti
Nellambito di questo
nuovo contesto pensiamo che le ONG, hanno
avuto, e possono continuare ad avere, un
ruolo significativo nella Cooperazione in
quanto soggetti che hanno acquisito negli anni una pratica di lavoro in partenariato con i
diversi soggetti ed attori del Sud del mondo che valorizza i saperi e i saper fare di
tutti. Con impegno e professionalità si sono dedicate alla promozione degli scambi tra
Nord e Sud mondo, mantenendo i legami con le
popolazioni escluse e dimenticate e sensibilizzando lopinione pubblica del Nord sui
temi dello sviluppo e degli squilibri tra i vari Nord e Sud del mondo; si sono
preoccupate, e si preoccupano del buono stato della Cooperazione internazionale, vigilando
sulle politiche e la legislazione dei governi in questo ambito.Le Ong di oggi non possono più essere
solo delle brave esecutrici di progetti, per quanto validi e qualificanti essi siano,
devono essere promotrici e diffusori di idee e diventare protagoniste di movimenti con un
forte radicamento nella società civile.
Le Ong debbono essere promotrici di programmi su tematiche o su aree geografiche
cruciali per farvi convergere i progetti o gli interventi di tutte le componenti.
Fare questo passaggio di fase, mette subito in evidenza la limitatezza del "far da
se" e la necessità di unire le forze per uscire dalla marginalità, tanto più da
parte di Ong che per lo più non hanno un
retroterra di riferimento ben strutturato e radicato come quello espresso dal mondo
cattolico, da quello sindacale o dalle associazioni di massa che garantiscono visibilità
e identificazione da parte dell'opinione pubblica.
Il Cocis ha giocato nel tempo
il suo ruolo di unificatore ideale di un certo modo di fare cooperazione, perdendolo poi per l'avvicinarsi delle posizioni
con le Ong di altre ispirazioni, e per l'estendersi del
ventaglio delle esperienze nell'area laica.
Alla fine, decisiva per la presa di coscienza della sua perdita di identità, è stata la
costituzione della Associazione delle Ong Italiane: uno strumento sindacale e politico
utile per tutti, anzi un importante passo unitario delle Ong Italiane, nel quale debbono
convivere l'intero universo di anime e approcci presenti nel panorama italiano.
Quanto fin qui espresso sta
alla radice del nuovo patto federativo che dovrà consentire alle Ong di esprimersi
adeguatamente allinterno della associazione ONG Italiane, inserirsi adeguatamente
nella nuova fase della Cooperazione, ridurre la dispersione delle attività, evitare la
confusione con approcci puramente umanitari o addirittura imprenditoriali.
Il nuovo patto
Le Ong che sottoscrivono questo documento, riconoscendosi estranei a vincoli di natura
ideologica e confessionale, ma condividendo i valori universali dei
diritti dell'uomo e della donna e spinti da principi di giustizia
sociale, solidarietà umana e sostenibilità ecologica, ritengono necessario
rivitalizzare la rappresentanza collettiva, promuovere nuove
opportunità e relazioni reciproche perché convinti che ciò sia utile al miglior raggiungimento degli
obiettivi delle proprie associazioni.
Intendono perciò darsi un nuovo patto associativo, adeguato alla nuova
situazione venutasi a creare, da una parte con la costituzione e il consolidarsi
dell'Associazione delle Ong Italiane e con la cessione a questa di ruoli e competenze
precedentemente affidate alle Federazioni; e dall'altra con l'affermarsi sulla scena
nazionale e internazionale di nuovi soggetti e movimenti impegnati nella costruzione di
relazioni internazionali più eque.
Invitano le Ong ancora o non più aderenti al
Cocis e le organizzazioni che comunque operano nella cooperazione ad esaminare le
condizioni di una loro adesione o stretta collaborazione, in modo che la voce della
Cooperazione, della Solidarietà e della Giustizia internazionale possa farsi meglio sentire dai governi e
dalle cittadinanze.
Considerano la nascita e il consolidamento della Associazione Nazionale unitaria un
successo delle Ong Italiane e un segno della loro accresciuta maturità e le riconoscono
ruoli di rappresentanza generale riguardo alla politica di cooperazione, la lobby
sindacale e la prestazione di servizi comuni.
Sono consapevoli che all'interno della Associazione molte cose sono ancora in via di
definizione e formazione e pensano al Cocis come una presenza organizzata per garantire un
qualificato contributo dei nostri punti di vista..
Considerano di grande rilievo e utilità l'adesione a reti, partenariati e associazioni
sovranazionali sia
di organizzazioni Europee o dei paesi donatori, sia di organizzazioni del sud del mondo.
Pensano che i programmi e gli obiettivi che perseguono possono essere largamente condivisi
da molti altri soggetti, espressione di organizzazioni italiane, europee o internazionali,
sia del Nord che del Sud, interni al mondo della cooperazione e esterni ad essa, e quindi opereranno per estendere e rafforzare
tutte le alleanze possibili prendendo iniziative proprie e aderendo ad iniziative promosse
da altri.
Sottoscrivono perciò una
Carta di valori e modi di operare che costituisce una scelta e una guida, non per
separarci dagli altri, ma per partecipare con una propria più definita identità allo
sforzo che tantissime altre organizzazioni italiane e non, compiono nella nostra stessa
direzione.
Condividono in particolare i seguenti valori e modi di operare:
Considerano la Cooperazione Internazionale come uno
strumento, fondamentale ma non unico, per combattere le iniquità e sperequazioni
globali, e per mettere le basi di uno sviluppo
diverso e possibile per tutti e tutte, convinte che le leggi del mercato e della
libera concorrenza operino nella direzione opposta. Ribadiscono quindi il primato di una
nuova cultura delle relazioni internazionali, del co-operare, dellaiuto pubblico
allo sviluppo come strumenti in grado di rispondere agli
interessi ed ai bisogni espressi dalle nuove società e dalle nuove reti in costruzione a
livello internazionale.
Privilegiano la costruzione di alleanze solide con i movimenti sociali e soggetti
organizzati sul territorio italiano allinterno delle quali intendono promuovere reti
con i popoli dei sud del mondo con cui si
realizzano iniziative di cooperazione in un ottica di reciprocità.
Si considerano perciò componente non marginale del movimento dei Forum Sociali nei quali intendono portare le
speranze, le richieste, le esperienze dei
popoli dei Sud del mondo, svolgendo soprattutto
un ruolo di facilitatori nella diffusione di conoscenze e nella costruzione di alleanze e
interscambi.
Partecipano attivamente al movimento per la Pace
e per il rispetto dell'art. 11 della
Costituzione Italiana.
Sono impegnate a far entrare nella Costituzione
Europea i principi della giustizia, dell'equità e della solidarietà internazionale,
della pace, del rifiuto della violenza e della guerra nelle controversie internazionali,
della parità fra i sessi, e delle pari opportunità, del pieno riconoscimento dei diritti
dei cittadini immigrati non comunitari e del diritto di asilo per i rifugiati, dell'uso
sostenibile delle risorse naturali e ambientali globali.
Sono convinte che la lotta per un mondo più equo non possa essere delegata ai soli
contributi economici della società civile e del volontariato, perciò esigono un impegno coerente e significativo anche di natura
economica delle istituzioni locali, nazionali e internazionali adeguatamente
monitorati dagli organi competenti e dalla società civile.
Si adoperano perché l'opinione pubblica e la classe dirigente del nostro paese e
dell'Europa facciano chiarezza fra le azioni di
aiuto umanitario o di emergenza e le strategie della cooperazione internazionale e
destinino risorse adeguate per ciascun ambito di intervento.
Sostengono direttamente o indirettamente tutte le altre forme di intervento coerente per
la pace e la giustizia globale: commercio equo e solidale, finanza etica, impegno per un
consumo consapevole, educazione alla cooperazione e allo sviluppo campagne mirate
all'eliminazione del debito, all'introduzione di una tassa sulle transazioni
internazionali, lotta contro il commercio delle armi ecc.
Pongono alla base dei propri progetti il rafforzamento dei soggetti e degli attori locali
a partire dai propri partner per promuoverne l'autonomia e l'autosviluppo. Rifiutano
progetti con approcci assistenziali che attenuano i disagi e i bisogni più urgenti, ma
mantengono la dipendenza e la esclusione delle persone senza avviare processi endogeni che
ricerchino e rimuovano le cause.
Pensano la Cooperazione decentrata come
creazione di rapporti fra comunità locali, per la creazione di reti di reciproca
collaborazione e non solo di flussi di aiuti.
Promuovono lo sviluppo
locale, con la gestione partecipata delle risorse, e
la sovranità alimentare delle comunità del sud del mondo come approccio allo
sviluppo capace di resistere all'aggressione della globalizzazione finanziaria e delle
multinazionali.
Considerano le problematiche ambientali globali
come strutturalmente legate alle
problematiche dello sviluppo.
Considerandosi Ong impegnate nel cambiamento sociale, operano
nelle situazioni di emergenza in accordo con i
partner locali e subordinatamente alla coerenza dell'intervento con la propria visione dei
rapporti sociali globali, denunciando le politiche di mantenimento delle sperequazioni e i
danni provocati da chi ha scatenato iniqui interventi militari. In particolare si
impegnano, in caso di guerra, a non collaborare con le forze militari occupanti e a non
utilizzare fondi destinati ad interventi umanitari oggettivamente a copertura della
immagine dell'occupante.
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