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Questa è stata la strada intrapresa da molti governi africani che hanno visto il loro tasso di crescita del reddito abbassarsi progressivamente. Il reddito rimane comunque un indicatore economico che da solo non descrive lo stato di salute di un paese, così se è vero che alcuni paesi dell'Asia sono riusciti a decollare economicamente, questo è avvenuto non senza grossi traumi sociali: lo stato in cui vive gran parte della popolazione, le frequenti violazioni dei diritti più elementari, le carenze igenico-sanitarie restano fattori tipici. Nonostante le diverse sfumature presenti in queste molteplici realtà, resta pur sempre la tendenza manifesta ad una spaccatura nell'insieme dei PVS che tende a separare le sorti di questi paesi molto depressi dal resto del gruppo. Paesi che sono accomunati, secondo gli esperti, da forme irreversibili di povertà, schiacciati dal pesante fardello del debito, da pessime condizioni sociali e civili e in molti casi privi di risorse. E' questa la categoria del Quarto mondo, come se effettivamente si trattasse di un altro pianeta. Il gruppo dei PMA indicati dalla Banca Mondiale nel World Development Report del 1996 (vedi tabella) comprende ben 51 paesi e rappresenta una categoria relativamente omogenea, in termini di indicatori di arretratezza, nell'ambito del più vasto gruppo dei PVS. Tra il 1992-96 si registra un aumento del numero di paesi definiti meno avanzati, in gran parte dovuto all'inserimento dei paesi dell'Europa dell'Est. Nell'arco dei cinque anni considerati, un unico paese, l'Indonesia, è riuscito a raggiungere il gruppo dei paesi a medio reddito.
Bibliografia
AA.VV., Least Developed Countries, UNDP, www.undp.org/uncdf/
Roberto Maurizio, Sviluppo, sottosviluppo, cooperazione, in "I quaderni di cooperazione", n.7, Fratelli Palombi Editori, giugno 1985.
Roberto Pasca di Magliano, Economia dello sviluppo,
dispense.
(segue)
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